Prima il terremoto interno al ministero della Cultura, poi il colloquio a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, alla vigilia di una delicata missione europea a Bruxelles con il dossier Biennale sempre più esplosivo sul tavolo.
È stata una giornata ad alta tensione per il ministro della Cultura Alessandro Giuli, ricevuto nel pomeriggio dalla presidente del Consiglio dopo la decisione di azzerare di fatto i vertici del proprio staff con due revoche che stanno provocando forti tensioni dentro Fratelli d’Italia.
Giuli è rimasto circa un’ora a Palazzo Chigi. Secondo fonti governative, sarebbe stato lo stesso ministro a chiedere l’incontro per ribadire la “piena sintonia all’interno dell’azione di governo” dopo le indiscrezioni sulle tensioni interne e le ricostruzioni giornalistiche che parlano di un duro scontro nel partito. Palazzo Chigi ha poi definito “prive di fondamento” le voci che mettevano in discussione la solidità del rapporto tra Meloni e il ministro della Cultura.
L’incontro arriva però nel pieno di un vero e proprio terremoto al Collegio Romano.
Giuli ha infatti firmato i decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e considerato vicino al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, capo della segreteria personale del ministro e figura storicamente legata a Fratelli d’Italia in Umbria.
Dietro le revoche emergono tensioni politiche sempre più evidenti dentro l’area meloniana e nei rapporti tra Giuli e alcuni settori del partito.
Secondo diverse ricostruzioni, Merlino avrebbe pagato soprattutto il caso del documentario dedicato a Giulio Regeni, “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, rimasto escluso dai finanziamenti pubblici del ministero nonostante le richieste avanzate dalla produzione. La vicenda aveva provocato forti polemiche politiche e messo in imbarazzo il Mic.
Lo stesso Giuli aveva preso pubblicamente le distanze dalla gestione del dossier durante la cerimonia dei David di Donatello al Quirinale, parlando di finanziamenti pubblici “immeritati” concessi ad alcuni progetti e definendo “inaccettabile” l’esclusione del documentario dedicato a Regeni. Il ministro aveva poi promesso un diverso canale di sostegno per il film.
Diversa invece la vicenda che riguarda Elena Proietti Trotti. Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore, la dirigente sarebbe finita al centro delle contestazioni dopo non essersi presentata all’aeroporto per partecipare alla missione istituzionale del ministro a New York il mese scorso.
Le revoche vengono però lette da molti osservatori soprattutto come il segnale di uno scontro di potere interno a Fratelli d’Italia sul controllo delle nomine e della gestione culturale del ministero.
Merlino, considerato vicino a Fazzolari e quindi all’asse più influente di Palazzo Chigi, era stato indicato nei mesi scorsi persino tra i possibili candidati al ruolo di sottosegretario alla Cultura dopo il trasferimento di Gianmarco Mazzi al Turismo.
Le opposizioni parlano apertamente di guerra interna nella maggioranza. I capigruppo M5S nelle commissioni Cultura di Camera e Senato, Antonio Caso e Luca Pirondini, hanno accusato Fratelli d’Italia di tentare di “minimizzare il caos totale che regna al ministero della Cultura”, sostenendo che al Mic sia in corso “un Vietnam non più sostenibile” fatto di “amichettismo, faide e scandali”.
Biennale e fondi UE
La crisi interna arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per Giuli anche sul fronte europeo.
Domani il ministro volerà infatti a Bruxelles per partecipare al Consiglio dei ministri della Cultura dell’UE, dove sul tavolo ci sarà anche il caso Biennale di Venezia. La riapertura del Padiglione russo alla manifestazione veneziana ha infatti provocato forti tensioni con le istituzioni europee, che nelle ultime settimane hanno contestato la decisione e ventilato il possibile congelamento di circa 2 milioni di euro di finanziamenti europei destinati alla Biennale.
La questione è diventata ancora più sensibile dopo gli scontri politici interni alla maggioranza sulla gestione culturale del dossier russo e le tensioni tra il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e diversi esponenti governativi della destra.

